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Il Risk Management e le PMI

Alla presentazione del white paper del Comitato Insurance, il Consigliere IVASS, Riccardo Cesari, interviene in merito al risk management e alle PMI.

 

Il Risk Management e le PMI

Le piccole media imprese rappresentano la struttura del tessuto industriale italiano, e come tale devono avere la giusta attenzione.

Essere medio-piccoli, come afferma il consigliere IVASS, ha dei vantaggi ma non aiuta nella capacità di resistere alle avversità. Avere “spalle larghe” aiuta nelle fasi di resilienza. Ecco perché il risk management diventa un’esigenza ancora più forte, almeno in linea di principio, nelle PMI.

 

Eventi straordinari come le turbolenze dei mercati internazionali, le catastrofi naturali (terremoti e alluvioni, a cui l’Italia è particolarmente esposta), i cambiamenti climatici, oggi aggiungiamo le pandemie, richiedono approcci preventivi e gestioni professionali.

 

Si è passati da una concezione dell’attività di risk management svolta episodicamente, da figure professionali incerte e scarsamente formate, alla consapevolezza della sua essenzialità per la sopravvivenza e la crescita delle attività commerciali e alla conseguente necessità di affidarsi a risk manager professionali o comunque adeguatamente formati.

Il Risk Management e le PMI: indagine sulla consapevolezza dei rischi

Vi è una larga consapevolezza dei rischi a cui siamo esposti, assai trasversale tra lavoratori dipendenti e autonomi (un po’ maggiore per i primi), maschi e femmine (più per queste ultime), giovani e anziani (spesso in pari misura), eppure questi rischi, pur se assicurabili, non vengono assicurati.

 

Fra i timori più sentiti ci sono le preoccupazioni per la pensione (63% degli intervistati sono molto-abbastanza preoccupati), per malattie e infortuni (77% degli intervistati), per il benessere di figli e nipoti (65%), per la non autosufficienza (68%), per le catastrofi naturali (56%), per la responsabilità civile verso terzi (54%).

 

Nonostante livelli di preoccupazione elevati, l’effettiva sottoscrizione delle polizze che rispondono a quei medesimi timori è molto bassa: vi è quindi un chiaro disallineamento fra autorappresentazione della propria esposizione al rischio e il concreto comportamento assicurativo.

 

Tra i bias che alterano i comportamenti concreti dei consumatori c’è la “miopia” (si ragiona su orizzonti brevi), l’overconfidence (si ritiene di saper affrontare i rischi), la “fallacia dello scommettitore” (se è già successo, non risuccederà).

 

Le risposte del Risk Management

Le risposte, secondo il Consigliere Cesari, sono nella combinazione di tre ingredienti fondamentali:

  • l’educazione assicurativa,
  • la disponibilità di validi servizi di risk management
  • la complessiva fiducia nel sistema assicurativo, di cui IVASS è parte integrante.

 

A sua volta, un corretto processo di risk management dovrebbe riconoscere tre distinti passaggi:

  • conoscere il rischio, ossia acquisire quell’insieme di processi cognitivi, comportamenti e competenze, idonei a farci prevedere/presagire le necessità future;
  • gestire il rischio, ossia prendere per tempo quelle misure razionali adatte a fronteggiarlo al fine di ridurre probabilità e impatti dei rischi;
  • trasformare il rischio, laddove possibile, in opportunità.

 

Le imprese di assicurazione sono in grado di contribuire allo sviluppo delle PMI sotto un duplice profilo.

Come investitore istituzionale possono destinare parte degli attivi che vanno a copertura delle riserve tecniche nell’acquisizione di passività delle imprese, possibilmente a medio-lungo termine, assumendone il rischio; ma il loro vero mestiere è - ovviamente - offrire coperture dei rischi cui sono tipicamente esposte le attività produttive delle PMI sostenendole nel caso di eventi avversi che possano minacciarne l’esistenza o la redditività. È noto che imprese adeguatamente assicurate - a parità di dimensioni, localizzazione geografica e settore di attività economica - hanno più facile accesso al credito e a condizioni più favorevoli, essendo in grado di mitigare i rischi e la variabilità dei risultati.

Un utilizzo più esteso delle coperture assicurative è in grado di migliorare il merito di credito delle imprese, poiché le coperture difendono il valore delle attività, specie di quelle date a garanzia per accedere al credito bancario. Ecco allora che il costo della copertura assicurativa, che talvolta funge da deterrente rispetto alla stipula di un contratto, andrebbe invece valutato in un’ottica più ampia, di gestione del rischio, di sua neutralizzazione e di impatto generale su altri costi, diretti e indiretti, che le PMI devono sostenere.

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